La deregulation dei negozi H24, spacciata per modernità e servizio h24 al cittadino, si è trasformata nella peggiore truffa legalizzata ai danni dei quartieri e del tessuto urbano genovese. Quella che doveva essere una comoda opportunità per acquistare beni a qualsiasi ora è degenerata, nella quasi totalità dei casi, in un vero e proprio Far West notturno. Vetrine illuminate a giorno che attirano degrado, bivacchi permanenti, bivacchi di sbandati, risse e piazze di spaccio a cielo aperto, dove la legalità va a farsi benedire mentre i residenti, stremati e impotenti, sono costretti a subire baccano e insicurezza sotto le proprie finestre fino all’alba. È ora di piantarla con la favoletta del libero mercato a tutti i costi quando a pagare il conto sono la vivibilità e la tranquillità di chi in questa città ci vive e lavora onestamente.
La soluzione esiste ed è di una semplicità disarmante, ma richiede quel coraggio politico e quella fermezza che spesso latitano: chi vuole tenere aperto ventiquattro ore su ventiquattro deve essere obbligato per legge a blindare i locali e a garantirne la gestione in sicurezza. Vogliamo l’apertura H24? Benissimo, ma a patto che gli esercenti siano tenuti per decreto a munire i negozi di porte a chiusura ermetica, accessibili nelle ore serali e notturne esclusivamente tramite l’uso di una tessera personale o della carta d’identità elettronica. Niente più ingressi liberi per chiunque voglia trasformare uno spazio commerciale in un rifugio di fortuna. Questa misura drastica e sacrosanta spazzerebbe via d’un colpo il fenomeno dei dormitori pubblici abusivi e stroncherebbe sul nascere i traffici illeciti che prosperano al riparo del buio e dell’incuria.
Accanto a questo, è indispensabile imporre la videosorveglianza con registrazione continua e un monitoraggio da remoto rigoroso e costante da parte dei titolari. Non è ammissibile che l’imprenditore incassi i proventi dell’attività notturna scaricando totalmente sulla collettività e sulle forze dell’ordine il peso dell’ordine pubblico. Se quei locali degenerano in luoghi di spaccio o in ricoveri per senzatetto, chi li gestisce deve avere l’obbligo giuridico e morale di assumere provvedimenti immediati, senza voltarsi dall’altra parte. Per blindare davvero il sistema, poi, la legge deve rendere obbligatoria la stipula di contratti stabili con istituti di vigilanza privata dedicati al controllo mirato di questi esercizi. Solo così si potrà impedire che la movida incontrollata e il degrado ghetto si mangino interi quartieri, restituendo finalmente ai cittadini il diritto sacrosanto al riposo, alla pulizia e alla sicurezza urbana.